“Non sono le persone che fanno i viaggi, sono i viaggi che fanno le persone” J. Steinbeck
Chi ha mai viaggiato per conto suo in diversi paesi, interfacciandosi con diverse culture forse sa di cosa parlo…e se non lo sai ancora, ti auguro di viverlo.
Ormai anche in psicologia è riconosciuto come il viaggio possa impattare sulla dimensione emotiva, affettiva e relazionale dell’individuo.
L’idea del viaggio come percorso terapeutico è dato dal fatto che il viaggio comporta un’accelerazione esperienziale.
Sostanzialmente, durante il viaggio si condensano una moltitudine di nuove esperienze che implicano l’acquisizione di nuove capacità, adattamento e problem solving, rivelando parti di noi che non conoscevamo.
L’idea del viaggio come percorso terapeutico non è quella di staccare la spina, ma di inserirla, per acquisire una maggiore consapevolezza e conoscenza di sé.
Il viaggio quindi non è fuga, bensì uno strumento che offre la possibilità di guadagnare benessere interiore.
Nella mia esperienza personale è stato un po’ così: ho avuto la fortuna di viaggiare fin da piccola, prima piccoli viaggi in Italia a trovare amici e parenti e poi viaggi dall’altra parte del mondo.
Questi viaggi erano l’unica occasione per stare tutti insieme in famiglia, quindi nel tempo sono diventati momenti preziosi e importanti, quasi irrinunciabili.
Ormai rimasta incantata da posti, luoghi e culture diverse ho scelto di proseguire i miei studi nell’ambito turistico perchè riassumevano tutte le mie passioni: Geografia, lingue straniere e viaggi.
Appena mi è stato possibile, ho colto l’ occasione per intraprendere un’ esperienza all’estero a lungo termine, così da toccare con mano una diversa cultura e diverse abitudini: mi sono trasferita in Spagna grazie al progetto Erasmus.

Da quel momento è cambiata tutta la mia vita: da ragazza chiusa, timida, molto spesso vittima di bullismo a ragazza estroversa, aperta e indipendente. Non avrei mai pensato potesse succedere qualcosa di così potente e travolgente, ma finalmente, per la prima volta nella vita, mi sono sentita me stessa.
Benché fossi una giovane 20enne ancora acerba, questo momento l’ho voluto considerare la chiave di volta della mia vita e punto di partenza per la mia crescita e consapevolezza personale.
Tornare a casa, poi, è stato un brutto colpo, ma mi ha fatto capire che non volevo più tornare indietro.
Così mi sono rimboccata le maniche per far sì che tutto questo non finisse qui, rimanendo solo un bel ricordo. Ho così partecipato a numerosi progetti sociali giovanili in giro per l’Europa che mi hanno permesso di conoscere tante nuove persone e esplorare nuovi paesi a costo quasi zero: Turchia, Belgio, Bulgaria…



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Ho imparato ad avere fiducia nel prossimo e ho capito che se apri il tuo cuore all’altro, ti può andare male: una, due, tre volte, ma altrettante volte ti può andare bene.
E quel bene è una delle cose più inestimabili che si possano vivere in viaggio e nella vita.
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